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sabato 19 settembre 2026

Angeli caduti

Alexander Cabanel
L'angelo caduto



Angeli caduti
Siamo angeli caduti, 
in perenne lotta tra bellezza e infamia, 
agogniamo il cielo edificando l'inferno.
Nasciamo urlando e preghiamo morendo
buttando la vita a inseguire chimere.
Piccoli dei arroganti
plasmiamo Il mondo
a nostra immagine e somiglianza,
divisi tra Leonardo e Rasputin
disegniamo Il paradiso
scivolando nell'abisso.

Che splendida ironia! 
Lunghi quanto un sospiro
nella nostra idozia
ci sogniamo eterni. 

Stolta scimmietta, 
erosa dal tempo, 
guarda le tue mani. 
Sono sporche di colore
o imbrattate di sangue? 

P.C. 02/25

giovedì 10 settembre 2026

"En garde!"

La grande onda di Kanagawa
di Katsushika Hokusai


"En garde!" 
Sdraiato
su questa sabbia infuocata
contemplo
la peregrina onda
che smuove la calma piatta. 
Come nota stonata
dona attenzione, 
"En garde!" 
esclama, 
e tu, 
insolente, 
come se nulla fosse, 
attendi. 

P.C. 07/25

venerdì 21 agosto 2026

Sprazzi di memoria, Nessuno, In un piccolo orto


Sprazzi di memoria
Ricordi?
Il cielo tempestato di stelle
e tu immerso nel bianco;
la voce di tua madre che per l'ultima volta chiama il tuo nome;
l'attesa sulle scale di chi non sarebbe arrivata;
le lacrime inaspettate che ti davano speranza;
il primo sguardo su chi avrebbe acceso il tuo futuro;
il raggio di sole che invadeva la stanza illuminando tuo figlio che nasceva;
i piccoli e grandi desideri 
che hanno cambiato le regole;
le piccole e grandi ferite 
che hanno marchiato l'anima;
le piccole e grandi gioie 
che hanno dissetato il cuore;
i si e i no 
che hanno orientato il cammino.

Siamo ricolmi di sprazzi di memoria. 


Nessuno
Il marchio scarlatto
inciso a fuoco vivo
nello spirito e nella carne
batte 
sul tuo passo claudicante. 
Parole velenose
si allargano nei ricordi 
e sentenziano:
ti chiamano nessuno, 
ti vogliono sconfitto. 

Chi per egoismo, 
chi per ignoranza,
chi per noncuranza, 
ha imbrattato le tue ali
di fango e dubbi
spingendoti
lungo corridoi bui. 

Per troppe volte ancora
riemergi con fatica
trattenuto in fondo
da parole e azioni 
che sono come pietre, 
mentre amori sani 
e amori insani
ingaggiano lotte
nel tuo cuore. 

Quanto vorresti
che la meraviglia
scacciasse via
la malaombra. 


In un piccolo orto
Asseragliato
in questo piccolo orto
in cui ti sei infilato 
ti sorprendi
a commiserarti, 
come se non ne fossi tu
l'artefice.
Siamo giullari di noi stessi, 
colmi d'illusioni e di giravolte
viaggiamo senza meta
cercando soluzioni
a problemi inventati. 
Folli Scenziati
che giocano a fare Dio
e non vedono
al di là 
del loro piccolo naso, 
invischiati in una continua altalena
tra saggezza e idiozia. 
Quale suprema ironia! 
Bambino, 
ragazzo, 
uomo,
vecchio,
siamo un miscuglio di tentativi
che si aggrappano
a divinità friabili
e balbettano
di fronte all'ignoto. 
Sempre asseragliati
nel nostro piccolo orto
ci illudiamo
di coglierne
Il senso. 

P.C. 02/25

sabato 25 luglio 2026

La medaglia


La medaglia
Viaggiatore nella terra dell'utopia, 
con lo zaino pieno di cioè e di se,
ho macchiato le mie mani
di arroganza. 

Indossando maschere di forza
ho passeggiato tra le rovine dei sogni, 
svicolando dall'abisso
per fortuito caso. 

Innalzandomi a Dio
ho indirizzato vite
senza capire
la folle inutilità del gesto. 

Siamo tutti padri inconsapevoli
di figli che abbiamo innaffiato
con errori o chimere, 
giocando partite a scacchi
essendo solo pedoni. 

Voli e cadute 
sono divisi da un flebile confine, 
basta così poco
e abisso e paradiso
si scambiano di posto. 

Che bizzarria è la vita. 
Basta una piccola parola, 
un piccolo gesto
e tutto cambia. 

Che barzelletta è la vita. 
Quando ridendo
comprendi
che il creatore e il distruttore
sono le facce
della stessa medaglia. 

P.C. 01/25

giovedì 16 luglio 2026

Solo



Solo
Per tempi immemori
ho percorso strade solitarie:
per compagnia
pensieri attorcigliati
e fogli di carta ripieni di parole.
Ho scalato immaginarie montagne
a mani nude, 
senza appigli per salvarmi;
lunghe camminate
con gli occhi che predavano, 
cercando sponde
che non vedevo. 
Per ogni bagno nel buio
scintille di luce mi si incollavano addosso:
nel tempo dei semi che crescono
la mia larva si nutriva di sogni. 

Solo, ho annusato. 

Solo, ho imparato.

Solo, ho mosso le mani
come se fossero ali. 

E nel tempo dei fiori che sbocciano
ho iniziato a volare.

P.C. 02/25

martedì 7 luglio 2026

Mi sono perso


Mi sono perso

Mi sono perso

nel battito delle tue ciglia, 
nell'accenno del tuo sorriso, 
nei tuoi timori e nelle tue fughe, 
nelle lacrime improvvise, 
nei gemiti che aumentano, 
nel vento che ti accarezza, 
nelle mani che si stringono, 
nella voce che risponde, 
nei sì e nei no che s'inseguono, 
nel dolore e nel rimpianto, 
nel corpo che cresce, 
nel corpo che cambia.

Mi sono perso nei tuoi occhi. 

E nei tuoi occhi 
mi sono ritrovato. 

P.C. 02/25

giovedì 18 giugno 2026

La Tela, Dardi e Brucia


Lucio Fontana


La Tela
Perso dentro le mie fragilità
mi trastullo nel compatirmi. 
È così facile oziare
nella commiserazione, 
riempirsi i pensieri 
di rimproveri
e ipotesi.
Figli di errori
e intuizioni
barcolliamo
in questa farsa
con il finale già scritto, 
intrappolati da molteplici maschere
ridicole e logore. 
Lo schizzo geniale s'è perso
e la tela è poggiata a terra, 
invischiata tra
l'ovvio e il trantran. 
Serve la ramazza
che tolga ragnatele, 
scorie di vita, 
cicatrici, 
ripulire il pennello, 
ritrovare i colori
e, insieme a un pizzico di follia, 
ricominciare a dipingere.

Dardi
Dardi avvelenati, 
alcuni impossibili da evitare, 
altri che arrivano 
da dove non t'aspetti.
Ti entrano in testa
e ti infettano il futuro, 
hanno la potenza
di aprirti gli occhi
dandoti nuove visioni. 
Ti strappano il cuore, 
deviando la tua strada
alla ricerca di un nuovo centro, 
un nuovo orizzonte 
da disegnare. 
Sono maestri inconsapevoli, 
che non avresti voluto incontrare, 
severi e implacabili, 
dalla voce poderosa
che non puoi non ascoltare. 
Sono morti
col sapore di vita, 
cicatrici che tatuano l'anima, 
messaggi alla tua presunzione, 
ai piedistalli che ti sei creato. 
Dardi avvelenati
che non puoi dimenticare, 
pulsano nei ricordi, 
tracciano strade che prudono, 
che ti fanno cadere
e poi risalire. 
E tu, 
forgiato nel fuoco, 
risorgi. 

Brucia! 
Brucia! 
Attizza la brace per rinvigorire il talento, 
soffia sul fuoco delle tue passioni, 
infiamma l'invisibile per rivelarlo, 
incendia i tuoi dogmi per farli svanire. 
Brucia l'architrave che ti credi d'essere, 
le tue paure e le tue banalità. 
Afferra il tizzone acceso e dai luce
al buio che ti opprime. 

Brucia! 
Brucia i tradimenti e i segreti nell'armadio, 
Brucia le frasi incise nella carne e nei pensieri, 
Brucia le cime e le radici, 
le sconfitte e le vittorie, 
Brucia le spirali a cui ti avviti, 
Brucia i giudizi tuoi e degli altri, 
Brucia le tue morti e le tue resurrezioni. 

Brucia Dio e rendilo uomo.

P.C. 01/25

venerdì 12 giugno 2026

Incolti fiori

Incolti fiori
Le parole non dette
ti parlano, 
con sussurri graffianti
ti ricordano chi sei. 
Incagliate sui tuoi passi titubanti
sono come rivoli d'aceto
che infiammano i tuoi ricordi.
Hanno sapore di rimpianto, 
di promesse mancate,
sono pietre che segnano il cammino
rotolando nel tuo presente. 
Sono i se che svolazzano
nei tuoi pensieri
irridendo i falsi idoli edificati.
Per ogni confine non valicato, 
per ogni pianeta non visitato, 
per ogni fiore non colto, 
i mille te possibili
rumoreggiano
e t'interrogano. 
Hanno la dirompente forza 
di ció che non può essere cambiato, 
ti raccontano chi potevi essere, 
ti raccontano chi sei. 

P.C. 01/01/25

martedì 2 giugno 2026

Ribolle, la campana

Edouard Manet

Ribolle
In me
il ribelle ribolle
cercando strade
per eruttare.
Sento le onde
delle mie contraddizioni
arrivare
per travolgermi.
Le belle parole 
dette o sentite
sanno di fiele,
straniero in terra straniera 
ti guardi col senno di poi
e sorridi
delle tue folli passioni 
e delle tue sciocche verità. 

Ribolle il ribelle
cercando l'amore, 
i duelli, 
l'onor. 
Ma quant'è bello
perdersi
dietro a folli passioni 
e sciocche verità?
P.C. 01/25

La campana
Din Don! 
Din Don! 
La campana suona. 
Per i giusti e per gli sbagliati, 
per i pii e per i dannati, 
per i troppo furbi e per i cretini di ogni età, 
per i vigliacchi e per gli eroi, 
per i saggi e per gli ignoranti, 
per gli onesti e per i traditori, 
per chi ama e per chi odia, 
per chi combatte e per chi scappa, 
per chi ha in mano la verità 
e per chi si sente una nullità, 
per gli idealisti e per i menefreghisti, 
per ogni grande o piccola vittoria
e per ogni grande o piccola sconfitta, 
per gli artisti e i disfattisti, 
per gli illuminati e per gli spenti, 
per chi si sente padrone
e per chi si pensa schiavo, 
per tutti gli dei creati
e per tutti i demoni inventati, 
per questo pianeta e per i suoi ospiti turbolenti e funesti. 

Din Don! 
Din Don! 
Suona la campana. 
Non chiedere per chi suona la campana... 
... e il cielo è sempre più blu.
P.C. 01/25

domenica 24 maggio 2026

Il giudice


Il giudice
Mi arrampico sugli specchi
cercando alibi
che abbiano un senso. 
Ne invento di nuovi, 
ne rispolvero di vecchi,
balbetto accampando scuse, 
scalpito svicolando tra le accuse.
I se sparsi sul mio cammino
sono logorati dal tempo, 
stridono di falsità 
e d'ipocrisia. 
Gli errori sotterrati
sotto cumuli di parole
brontolano sempre più forte
anche se fingo di non sentirli. 
Scorie di una vita vissuta a metà 
intasano i pensieri
oscurando il futuro.
Le scelte fatte chiedono il conto
illuminando di rimpianti
paesaggi incompiuti. 
Il giudice mi guarda, 
mi scruta, 
sorridendo della paura che mi incute.
Pieno fino all'orlo di dubbi
cerco negli occhi del giudice 
salvezze che non esistono, 
improbabili vie di fuga. 
I suoi occhi li conosco, 
il suo cuore lo conosco, 
conosco ogni suo singolo respiro, 
ogni sua virgola ed ogni suo punto esclamativo. 
Perchè ho i suoi stessi occhi, 
il suo stesso cuore, 
il suo stesso respiro, 
le sue stesse virgole
e i suoi stessi punti esclamativi. 

P.C. 01/25

venerdì 15 maggio 2026

Salici piangenti, querce secolari


Salici piangienti, querce secolari
Appoggiato sul palco
il baule con i costumi di scena, 
l'attore, 
per una volta ancora, 
lo apre.
Trucchi e maschere
saltano fuori, 
sorrisi e sberleffi
insieme a lacrime disegnate
e urli camuffati. 
Quanti ruoli e quanti spettacoli, 
pieni di rumori  e di colori, 
alcuni strappano applausi, 
altri sommersi da fischi.
Dipinto con colori di guerra
per battaglie mai combattute, 
trasformato sotto pelli diverse
in parti che non avrebbe mai voluto. 
Quante storie sensa senso recitate?
Quante terre visitate
senza aver mai veramente viaggiato? 
Prigioniero di recite senza soggetto, 
uno, nessuno e centomila, 
invischiato in eterne pantomime, 
tolte le maschere
ha perso chi è. 
Dentro questo ballo scatenato
si affolano figli, padri, mariti, amici, ribelli, succubi, artisti, saltimbanchi, sognatori, 
saggi, poeti, vigliacchi, eroi, affabulatori, 
eremiti, innamorati, duri, morbidi, quaquaraqua, coraggiosi, pazienti, freddi, passionali, polli e aquile, santi e peccatori, salici piangenti e querce secolari. 
Personaggi in cerca d'autore
persi dietro un autore
in continua, 
perenne, 
ricerca di personaggi. 
Venghino, 
signore e signori,
venghino. 
Un nuovo spettacolo
va a incominciar! 

P.C. 01/25

giovedì 7 maggio 2026

Arcobaleno


Arcobaleno
Affamato di colori, 
mordo l'azzurro per ritrovare il cielo, 
azzanno il rosso per risvegliare il cuore, 
succhio il verde per cingermi d'erba, 
m'imbevo di giallo per inondarmi di sole, 
m'imbratto di nero per annunciare la notte, m'innaffio d'argento per danzar con la luna. 
Divoro colori su colori
affinché, 
in me, 
l'arcobaleno s'espanda.

P.C. 03/25

giovedì 23 aprile 2026

Voglio

illustrazione di Caza


Voglio
Cosa vuoi? 
Voglio Dio, 
qui, 
davanti a me, 
che mi spieghi il perché. 
Voglio la fiammella 
che illumini il buio
e mi dia sapienza, 
voglio il lento passo
del bradipo
che assimila i suoni, 
voglio il respiro caldo
dell'amore appena colto, 
voglio quella musica, 
proprio quella musica, 
che fecondi l'aria, 
voglio centellinare le parole
per dire solo ciò che va detto, 
voglio innaffiare il seme della ribellione
e sentire in me il soffio della rivoluzione, 
voglio ritornare
dove non sono stato mai, 
voglio imparare a surfare
tra imprevisti e probabilità, 
voglio risentire, 
anche se solo per una volta, 
la voce di mia madre, 
voglio perdere tutte le verità 
che ho in tasca
per riabbracciare l'innocenza. 

Cosa vuoi? 
Voglio Dio, 
qui, 
davanti a me, 
e anche se non esiste, 
e anche se non mi spiega il perché, 
dirgli grazie
per tutte le mie note stonate, 
per tutte le mie note intonate. 

P.C. 02/25

venerdì 17 aprile 2026

Lampi


Lampi
Stilla per stilla, 
ne assorbi l'essenza,
ne gusti la fragranza,
dalla loro bellezza ti lasci inondare, 
ne ascolti il canto, 
te ne prendi cura.
E lentamente, 
con amore,
da questi lampi
di illuminazione
ti lasci cullare. 

P.C. 01/01/25

mercoledì 8 aprile 2026

Tra Gioventù e Inchini


Gioventù 
Mani inzuppate di ideologia
piene di speranze ed Illusioni, 
figlie dei miei vent'anni
e delle mie passioni.
Voce tremolante
che diviene tonante, 
amori inventati, amori assoluti, 
sangue che ribolle, sangue che si ribella, 
buchi assassini in pelle leopardata, 
innanzi ai 4 fiumi il tuo destino 
in occhi che sai amerai
campanelli che suonano, 
porte che si aprono, 
porte che si chiudono, 
fuoco che segna, 
fuoco che insegna, 
divisa che graffia tra spiriti e fumo,  
confini che si attraversano 
ma poi torni indietro
con la sconfitta in tasca 
e un futuro vincente, 
baci argentini e sesso senza libera uscita 
con l'alcool in gola e prigione nel cuore,
grandi amicizie tra viaggi, parole e risate, 
e giravolte con la donna dagli occhi diversi
tra i nostri corpi che si uniscono
ed esplodono, 
le primi avvisaglie di malattie che annunciano temporali più devastanti, 
l'amore agognato, l'amore acciuffato
che ti dà l'estasi e poi l'abbandono, 
mentre s'ode nell'aria il cupo rimbombo della morte che arriva. 

Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia... 
Quanto può esser dolente gioventù.

P.C. 01/2025

Inchini
M'inchino, 
allo scintillio 
che m'invade
quando le mani accordo. 

M'inchino, 
al dubbio 
che quando m'assale
dona libertà. 

M'inchino, 
alla passione
che svela
i miei misteri. 

M'inchino, 
al silenzio
che ripulisce
il mio cammino. 

Mi inchino, 
alla pazienza
che mi fa trattenere il respiro
finché la tempesta passi. 

M'inchino, 
all'empatia
che abbraccia
e scaccia l'indifferenza. 

M'inchino, 
ai miei amori
che indirizzano
la via. 

M'inchino 
ai no, 
ai si, 
ai perchè, 
ai tanti ma, 
ai tanti se, 
e al tempo, 
l'implacabile tempo, 
che fa cadere le tue foglie
e le rinnova. 

P. C. 01/2025


lunedì 30 marzo 2026

Io non sono un poeta

illustrazione di Caza

Io non sono un poeta
Io non sono un poeta
sono un pescatore di perle
o di pungenti spine,
affondo e risalgo
inseguendo le maree,
scivolo sugli scogli, 
mi aggrappo per non cadere
e ogni tanto mi tuffo
dimentico del salvagente. 

Io non sono un poeta
raccolgo parole
sospinte dal vento, 
le prendo, le mastico
ne faccio tesoro, 
a volte ne sento il tintinnio, 
altre volte il rumore stridente.

Io non sono un poeta
annuso punti, virgole, 
punti interrogativi o esclamativi, 
cerco parentesi, pause, 
giocando con lettere e segni
inseguo la scia degli arcobaleni.

Io non sono un poeta
ma un albero di pesco
con i suoi copiosi rami, 
pieno di frutti
saporiti o acri, 
maturi o marci, 
alcuni pronti ad essere colti, 
altri ancora acerbi, 
troppi o troppo pochi
negli occhi di chi guarda, 
come se tutto ciò avesse importanza. 

Io non sono un poeta
vagabondo è il mio nome
cerco ristoro lungo strade insidiose
m'arrampico su invisibili nebbie
guardando dietro l'angolo, 
alzo gli occhi al cielo
e vedo stelle che non esistono. 

Io non sono un poeta
colleziono tatuaggi
ne ho di varie forme e colore
alcuni mi attraversano come fiumi di fuoco,
altri raccontano le vie dell'amore,
alcuni allegri come il sorriso di un bimbo, 
altri strazianti
come sussurri di anime dolenti. 
Bella e terribile 
è la mia collezione di tatuaggi. 

Io non sono un poeta
sono un uomo mascherato
che di esserlo sa, 
scivolando sulle contraddizioni
mi spoglio o mi vesto, 
senza remore, 
e vago, 
cercando un centro
dove tutto possa gravitare.

Io non sono un poeta
sono un musico da strapazzo
trovo note che non sapevo d'avere
la mia musica non ha confini
vola al di là del tempo
e dei ricordi
per tornare dove è sempre stata, 
negli occhi del fanciullo 
che non sono piú. 

Io non sono un poeta
sono un eremita con la testa nel caos
anelo il silenzio
ma mi circordo di parole, 
vorrei immergermi nell'infinito
ma la realtà bussa alla mia porta, 
vorrei indossare ali variopinte
per perdermi nell'azzurro
ma le mie radici sono le pulsanti vene
che danno linfa al mio cuore. 

Io non sono un poeta
m'imbevo di sogni, 
li tiro, li allungo
li vado a cercare, 
come in uno specchio distorto
ne seguo il percorso, 
mi perdo, 
e talvolta, 
mi ritrovo. 

Io non sono un poeta
poiché la poesia è ovunque, 
poiché la poesia è in nessuna parte.

P.C. 06/2025

sabato 21 marzo 2026

Cosi

Vassilij Kandiskij

Così 
Così curvo, 
come giunco
da tempesta provato, 
sfiora la terra
quasi carezzandola, 
pare voglia baciarla
ma poi scappa via
senza strappi.

Così stanco
come mulo carico, 
che lentamente cammina 
con fardelli che si aggiungono
pieni di sfuggenti verità,
pare fermarsi
ma, inesorabilmente, va

Così silente
come in un tempio
senza fedeli, 
illuminato da un cero
che indica la via
ma, poco per volta, 
si consuma. 

Così affamato
di sapere e di vita, 
come fuoco che si propaga
e allungando le sue spire cresce, 
invade nuovi spazi
crea nuovi mondi. 

Così fallace
come chi imbocca la strada
senza bussola, 
con gli occhi chiusi al sentire 
e la ricerca perde il senso
e tu perdi chi sei.

Così percosso e attonito
innanzi a queste terre insanguinate
da chi l'ascia brandisce, 
nutrendo l'odio 
e la complice indifferenza. 

Così piccolo, 
invisibile agli occhi
di chi occhi non ha, 
come trasparente fantasma
con cuore latitante. 

Così fragile
come ali di farfalla, 
variopinti scenari
composti di polvere, 
sogni imbevuti di fantasia
svaniti alla luce del sole. 

Così funambolo
in questa vita 
che tanto mi ha dato
e tanto mi ha tolto. 

Così colmo
di disperata speranza.

P. C. 06/2025

martedì 17 marzo 2026

Everest

Everest
L'amaro sapore della verità 
scende goccia a goccia
nei meandri
della mia consapevolezza. 
Gli sbagli si affacciano  
chiedendo conto, 
le mie viltà mi deridono
schiaffeggiandomi. 
Sprofondato nell'ovvio e nel banale, 
le vette a cui aspiravo
si sono perse lungo la strada
tra i non posso e i non so.
Gli schizzi sulla tela
sono solo schizzi
perché l'arte si è appisolata, 
attendendo un estro
poco innaffiato. 
Dove sono i colori
che mi riempivano le tasche? 
Dove sono gli oplà
che annunciano la meraviglia? 
Il solco che l'aratro ha tracciato
è vuoto perché nuovi semi
tardano ad essere gettati. 
Come si può volare
se le tue sono solo ali posticcie?
Come puoi scalare l'Everest
se non capisci che l'Everest da scalare
sei tu? 
È tempo che giunga primavera, 
è tempo che le tue rose fioriscano, 
prima che l'ultima notte 
bussi alla tua porta.

P. C. 01/25

sabato 7 marzo 2026

Amata perduta gente mia


Amata perduta gente mia
Se dovessi rincontrarti, 
chiunque tu sia,
amata e perduta gente mia, 
mi riconosceresti? 
Ti riconoscerei? 
O ll tempo con i suoi strali
ha mutato lo sguardo, 
ha cambiato il percorso? 
Con quali occhi mi guarderai? 
Con quali occhi ti guarderò?
Saremo giudici di chi eravamo
o abbiamo imparato a capire? 
Eppure so, 
che nel nostro segreto giardino, 
mi riconoscerai, 
ti riconoscerò.

P. C. 01/26