sabato 21 marzo 2026

Cosi

Vassilij Kandiskij

Così 
Così curvo, 
come giunco
da tempesta provato, 
sfiora la terra
quasi carezzandola, 
pare voglia baciarla
ma poi scappa via
senza strappi.

Così stanco
come mulo carico, 
che lentamente cammina 
con fardelli che si aggiungono
pieni di sfuggenti verità,
pare fermarsi
ma, inesorabilmente, va

Così silente
come in un tempio
senza fedeli, 
illuminato da un cero
che indica la via
ma, poco per volta, 
si consuma. 

Così affamato
di sapere e di vita, 
come fuoco che si propaga
e allungando le sue spire cresce, 
invade nuovi spazi
crea nuovi mondi. 

Così fallace
come chi imbocca la strada
senza bussola, 
con gli occhi chiusi al sentire 
e la ricerca perde il senso
e tu perdi chi sei.

Così percosso e attonito
innanzi a queste terre insanguinate
da chi l'ascia brandisce, 
nutrendo l'odio 
e la complice indifferenza. 

Così piccolo, 
invisibile agli occhi
di chi occhi non ha, 
come trasparente fantasma
con cuore latitante. 

Così fragile
come ali di farfalla, 
variopinti scenari
composti di polvere, 
sogni imbevuti di fantasia
svaniti alla luce del sole. 

Così funambolo
in questa vita 
che tanto mi ha dato
e tanto mi ha tolto. 

Così colmo
di disperata speranza.

P. C. 06/2025

martedì 17 marzo 2026

Everest

Everest
L'amaro sapore della verità 
scende goccia a goccia
nei meandri
della mia consapevolezza. 
Gli sbagli si affacciano  
chiedendo conto, 
le mie viltà mi deridono
schiaffeggiandomi. 
Sprofondato nell'ovvio e nel banale, 
le vette a cui aspiravo
si sono perse lungo la strada
tra i non posso e i non so.
Gli schizzi sulla tela
sono solo schizzi
perché l'arte si è appisolata, 
attendendo un estro
poco innaffiato. 
Dove sono i colori
che mi riempivano le tasche? 
Dove sono gli oplà
che annunciano la meraviglia? 
Il solco che l'aratro ha tracciato
è vuoto perché nuovi semi
tardano ad essere gettati. 
Come si può volare
se le tue sono solo ali posticcie?
Come puoi scalare l'Everest
se non capisci che l'Everest da scalare
sei tu? 
È tempo che giunga primavera, 
è tempo che le tue rose fioriscano, 
prima che l'ultima notte 
bussi alla tua porta.

P. C. 01/25

sabato 7 marzo 2026

Amata perduta gente mia


Amata perduta gente mia
Se dovessi rincontrarti, 
chiunque tu sia,
amata e perduta gente mia, 
mi riconosceresti? 
Ti riconoscerei? 
O ll tempo con i suoi strali
ha mutato lo sguardo, 
ha cambiato il percorso? 
Con quali occhi mi guarderai? 
Con quali occhi ti guarderò?
Saremo giudici di chi eravamo
o abbiamo imparato a capire? 
Eppure so, 
che nel nostro segreto giardino, 
mi riconoscerai, 
ti riconoscerò.

P. C. 01/26

sabato 28 febbraio 2026

Lacrime


Lacrime
Lacrime, 
scendono, creano strade, 
sentieri dolorosi o ridenti, 
scorrono 
tra rughe e ferite, 
tra domande e risposte
raccontano
con voce flebile o urlando. 

Lacrime di mio padre, 
con le sue grida silenti, 
nel male che divora
e nella ricerca del perché, 
con la rabbia che comanda, 
con la rabbia che ferisce. 

Lacrime di mia madre, 
per me, 
per non lasciarmi solo
insieme al fantasma 
del suo amore infinito, 
mentre il male, lentamente, 
la divora. 

Lacrime le mie, 
dolenti e disperate
per la morte dell'ultimo gatto, 
liberano quelle trattenute
che, come piena che travolge gli argini, esonda,
invadendo ovunque
mentre chiamo singhiozzando 
gli scomparsi miei amati. 

Lacrime di un amore Inseguito, 
agognato, 
che aprono porte che pensavi chiuse, 
e rendono palese
quello che avevi sempre saputo, 
anche se per un tempo
lungo solo un attimo. 

Lacrime di coccodrillo,
di chi inseguendo se stesso
mi travolge 
rendendo palese le menzogne
e le vere essenze 
di questi amici mascherati, 
dandomi una vita un po' più vera, 
un po' più sola. 

Lacrime d'amore, 
con lo sguardo che affoga 
negli occhi dell'altro, 
nell'abbandono o nell'estasi, 
pieno d'immenso o vuoto d'inferno. 

Lacrime di gioia, 
quando il vagito di mio figlio
dà una nuova meta, 
imprigionandomi per sempre il cuore, 
regalandomi battiti di futuro. 

Lacrime di rimpianto, 
per ciò che avrebbe potuto essere, 
per i tanti sogni accantonati, 
per i mondi che non hai saputo cogliere, 
per i centomila te possibili
e per l'uno rimasto. 

Lacrime ribelli, 
arrivano all'improvviso, 
ti fanno capire
anche se non eri pronto per capire, 
e ti danno risposte
a domande che non sapevi d'avere. 

Lacrime, 
copiose o sottili, 
che ti scavano nel cuore
o che ti ripuliscono, 
che ti fanno maledire il cielo
o che ti premiano, 
da incorniciare
o da schiacciare, 
di sollievo, 
di nostalgia, 
di sconfitta, 
d'empatia, 
di paura, 
di sorpresa
o di speranza. 

Lacrime che sanno di vita.

P. C. 01/25

giovedì 26 febbraio 2026

La Tartaruga di Trilussa



La tartaruga

Mentre una notte se n'annava a spasso, 
la vecchia tartaruga fece er passo
più lungo della gamba e cascò giù 
co' la casa votata sottoinsù. 

Un rospo jè strillò: Scema che sei! 
Queste so' scappatelle
che costeno la pelle... 

Lo so: rispose lei
ma, prima de morì vedo le stelle.