venerdì 12 giugno 2026

Incolti fiori

Incolti fiori
Le parole non dette
ti parlano, 
con sussurri graffianti
ti ricordano chi sei. 
Incagliate sui tuoi passi titubanti
sono come rivoli d'aceto
che infiammano i tuoi ricordi.
Hanno sapore di rimpianto, 
di promesse mancate,
sono pietre che segnano il cammino
rotolando nel tuo presente. 
Sono i se che svolazzano
nei tuoi pensieri
irridendo i falsi idoli edificati.
Per ogni confine non valicato, 
per ogni pianeta non visitato, 
per ogni fiore non colto, 
i mille te possibili
rumoreggiano
e t'interrogano. 
Hanno la dirompente forza 
di ció che non può essere cambiato, 
ti raccontano chi potevi essere, 
ti raccontano chi sei. 

P.C. 01/01/25

martedì 2 giugno 2026

Ribolle, la campana

Edouard Manet

Ribolle
In me
il ribelle ribolle
cercando strade
per eruttare.
Sento le onde
delle mie contraddizioni
arrivare
per travolgermi.
Le belle parole 
dette o sentite
sanno di fiele,
straniero in terra straniera 
ti guardi col senno di poi
e sorridi
delle tue folli passioni 
e delle tue sciocche verità. 

Ribolle il ribelle
cercando l'amore, 
i duelli, 
l'onor. 
Ma quant'è bello
perdersi
dietro a folli passioni 
e sciocche verità?
P.C. 01/25

La campana
Din Don! 
Din Don! 
La campana suona. 
Per i giusti e per gli sbagliati, 
per i pii e per i dannati, 
per i troppo furbi e per i cretini di ogni età, 
per i vigliacchi e per gli eroi, 
per i saggi e per gli ignoranti, 
per gli onesti e per i traditori, 
per chi ama e per chi odia, 
per chi combatte e per chi scappa, 
per chi ha in mano la verità 
e per chi si sente una nullità, 
per gli idealisti e per i menefreghisti, 
per ogni grande o piccola vittoria
e per ogni grande o piccola sconfitta, 
per gli artisti e i disfattisti, 
per gli illuminati e per gli spenti, 
per chi si sente padrone
e per chi si pensa schiavo, 
per tutti gli dei creati
e per tutti i demoni inventati, 
per questo pianeta e per i suoi ospiti turbolenti e funesti. 

Din Don! 
Din Don! 
Suona la campana. 
Non chiedere per chi suona la campana... 
... e il cielo è sempre più blu.
P.C. 01/25

domenica 24 maggio 2026

Il giudice


Il giudice
Mi arrampico sugli specchi
cercando alibi
che abbiano un senso. 
Ne invento di nuovi, 
ne rispolvero di vecchi,
balbetto accampando scuse, 
scalpito svicolando tra le accuse.
I se sparsi sul mio cammino
sono logorati dal tempo, 
stridono di falsità 
e d'ipocrisia. 
Gli errori sotterrati
sotto cumuli di parole
brontolano sempre più forte
anche se fingo di non sentirli. 
Scorie di una vita vissuta a metà 
intasano i pensieri
oscurando il futuro.
Le scelte fatte chiedono il conto
illuminando di rimpianti
paesaggi incompiuti. 
Il giudice mi guarda, 
mi scruta, 
sorridendo della paura che mi incute.
Pieno fino all'orlo di dubbi
cerco negli occhi del giudice 
salvezze che non esistono, 
improbabili vie di fuga. 
I suoi occhi li conosco, 
il suo cuore lo conosco, 
conosco ogni suo singolo respiro, 
ogni sua virgola ed ogni suo punto esclamativo. 
Perchè ho i suoi stessi occhi, 
il suo stesso cuore, 
il suo stesso respiro, 
le sue stesse virgole
e i suoi stessi punti esclamativi. 

P.C. 01/25