Everest
L'amaro sapore della verità
scende goccia a goccia
nei meandri
della mia consapevolezza.
Gli sbagli si affacciano
chiedendo conto,
le mie viltà mi deridono
schiaffeggiandomi.
Sprofondato nell'ovvio e nel banale,
le vette a cui aspiravo
si sono perse lungo la strada
tra i non posso e i non so.
Gli schizzi sulla tela
sono solo schizzi
perché l'arte si è appisolata,
attendendo un estro
poco innaffiato.
Dove sono i colori
che mi riempivano le tasche?
Dove sono gli oplà
che annunciano la meraviglia?
Il solco che l'aratro ha tracciato
è vuoto perché nuovi semi
tardano ad essere gettati.
Come si può volare
se le tue sono solo ali posticcie?
Come puoi scalare l'Everest
se non capisci che l'Everest da scalare
sei tu?
È tempo che giunga primavera,
è tempo che le tue rose fioriscano,
prima che l'ultima notte
bussi alla tua porta.
P. C. 01/25
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