giovedì 18 giugno 2026

La Tela, Dardi e Brucia


Lucio Fontana


La Tela
Perso dentro le mie fragilità
mi trastullo nel compatirmi. 
È così facile oziare
nella commiserazione, 
riempirsi i pensieri 
di rimproveri
e ipotesi.
Figli di errori
e intuizioni
barcolliamo
in questa farsa
con il finale già scritto, 
intrappolati da molteplici maschere
ridicole e logore. 
Lo schizzo geniale s'è perso
e la tela è poggiata a terra, 
invischiata tra
l'ovvio e il trantran. 
Serve la ramazza
che tolga ragnatele, 
scorie di vita, 
cicatrici, 
ripulire il pennello, 
ritrovare i colori
e, insieme a un pizzico di follia, 
ricominciare a dipingere.

Dardi
Dardi avvelenati, 
alcuni impossibili da evitare, 
altri che arrivano 
da dove non t'aspetti.
Ti entrano in testa
e ti infettano il futuro, 
hanno la potenza
di aprirti gli occhi
dandoti nuove visioni. 
Ti strappano il cuore, 
deviando la tua strada
alla ricerca di un nuovo centro, 
un nuovo orizzonte 
da disegnare. 
Sono maestri inconsapevoli, 
che non avresti voluto incontrare, 
severi e implacabili, 
dalla voce poderosa
che non puoi non ascoltare. 
Sono morti
col sapore di vita, 
cicatrici che tatuano l'anima, 
messaggi alla tua presunzione, 
ai piedistalli che ti sei creato. 
Dardi avvelenati
che non puoi dimenticare, 
pulsano nei ricordi, 
tracciano strade che prudono, 
che ti fanno cadere
e poi risalire. 
E tu, 
forgiato nel fuoco, 
risorgi. 

Brucia! 
Brucia! 
Attizza la brace per rinvigorire il talento, 
soffia sul fuoco delle tue passioni, 
infiamma l'invisibile per rivelarlo, 
incendia i tuoi dogmi per farli svanire. 
Brucia l'architrave che ti credi d'essere, 
le tue paure e le tue banalità. 
Afferra il tizzone acceso e dai luce
al buio che ti opprime. 

Brucia! 
Brucia i tradimenti e i segreti nell'armadio, 
Brucia le frasi incise nella carne e nei pensieri, 
Brucia le cime e le radici, 
le sconfitte e le vittorie, 
Brucia le spirali a cui ti avviti, 
Brucia i giudizi tuoi e degli altri, 
Brucia le tue morti e le tue resurrezioni. 

Brucia Dio e rendilo uomo.

P.C. 01/25

venerdì 12 giugno 2026

Incolti fiori

Incolti fiori
Le parole non dette
ti parlano, 
con sussurri graffianti
ti ricordano chi sei. 
Incagliate sui tuoi passi titubanti
sono come rivoli d'aceto
che infiammano i tuoi ricordi.
Hanno sapore di rimpianto, 
di promesse mancate,
sono pietre che segnano il cammino
rotolando nel tuo presente. 
Sono i se che svolazzano
nei tuoi pensieri
irridendo i falsi idoli edificati.
Per ogni confine non valicato, 
per ogni pianeta non visitato, 
per ogni fiore non colto, 
i mille te possibili
rumoreggiano
e t'interrogano. 
Hanno la dirompente forza 
di ció che non può essere cambiato, 
ti raccontano chi potevi essere, 
ti raccontano chi sei. 

P.C. 01/01/25

martedì 2 giugno 2026

Ribolle, la campana

Edouard Manet

Ribolle
In me
il ribelle ribolle
cercando strade
per eruttare.
Sento le onde
delle mie contraddizioni
arrivare
per travolgermi.
Le belle parole 
dette o sentite
sanno di fiele,
straniero in terra straniera 
ti guardi col senno di poi
e sorridi
delle tue folli passioni 
e delle tue sciocche verità. 

Ribolle il ribelle
cercando l'amore, 
i duelli, 
l'onor. 
Ma quant'è bello
perdersi
dietro a folli passioni 
e sciocche verità?
P.C. 01/25

La campana
Din Don! 
Din Don! 
La campana suona. 
Per i giusti e per gli sbagliati, 
per i pii e per i dannati, 
per i troppo furbi e per i cretini di ogni età, 
per i vigliacchi e per gli eroi, 
per i saggi e per gli ignoranti, 
per gli onesti e per i traditori, 
per chi ama e per chi odia, 
per chi combatte e per chi scappa, 
per chi ha in mano la verità 
e per chi si sente una nullità, 
per gli idealisti e per i menefreghisti, 
per ogni grande o piccola vittoria
e per ogni grande o piccola sconfitta, 
per gli artisti e i disfattisti, 
per gli illuminati e per gli spenti, 
per chi si sente padrone
e per chi si pensa schiavo, 
per tutti gli dei creati
e per tutti i demoni inventati, 
per questo pianeta e per i suoi ospiti turbolenti e funesti. 

Din Don! 
Din Don! 
Suona la campana. 
Non chiedere per chi suona la campana... 
... e il cielo è sempre più blu.
P.C. 01/25

domenica 24 maggio 2026

Il giudice


Il giudice
Mi arrampico sugli specchi
cercando alibi
che abbiano un senso. 
Ne invento di nuovi, 
ne rispolvero di vecchi,
balbetto accampando scuse, 
scalpito svicolando tra le accuse.
I se sparsi sul mio cammino
sono logorati dal tempo, 
stridono di falsità 
e d'ipocrisia. 
Gli errori sotterrati
sotto cumuli di parole
brontolano sempre più forte
anche se fingo di non sentirli. 
Scorie di una vita vissuta a metà 
intasano i pensieri
oscurando il futuro.
Le scelte fatte chiedono il conto
illuminando di rimpianti
paesaggi incompiuti. 
Il giudice mi guarda, 
mi scruta, 
sorridendo della paura che mi incute.
Pieno fino all'orlo di dubbi
cerco negli occhi del giudice 
salvezze che non esistono, 
improbabili vie di fuga. 
I suoi occhi li conosco, 
il suo cuore lo conosco, 
conosco ogni suo singolo respiro, 
ogni sua virgola ed ogni suo punto esclamativo. 
Perchè ho i suoi stessi occhi, 
il suo stesso cuore, 
il suo stesso respiro, 
le sue stesse virgole
e i suoi stessi punti esclamativi. 

P.C. 01/25

venerdì 15 maggio 2026

Salici piangenti, querce secolari


Salici piangienti, querce secolari
Appoggiato sul palco
il baule con i costumi di scena, 
l'attore, 
per una volta ancora, 
lo apre.
Trucchi e maschere
saltano fuori, 
sorrisi e sberleffi
insieme a lacrime disegnate
e urli camuffati. 
Quanti ruoli e quanti spettacoli, 
pieni di rumori  e di colori, 
alcuni strappano applausi, 
altri sommersi da fischi.
Dipinto con colori di guerra
per battaglie mai combattute, 
trasformato sotto pelli diverse
in parti che non avrebbe mai voluto. 
Quante storie sensa senso recitate?
Quante terre visitate
senza aver mai veramente viaggiato? 
Prigioniero di recite senza soggetto, 
uno, nessuno e centomila, 
invischiato in eterne pantomime, 
tolte le maschere
ha perso chi è. 
Dentro questo ballo scatenato
si affolano figli, padri, mariti, amici, ribelli, succubi, artisti, saltimbanchi, sognatori, 
saggi, poeti, vigliacchi, eroi, affabulatori, 
eremiti, innamorati, duri, morbidi, quaquaraqua, coraggiosi, pazienti, freddi, passionali, polli e aquile, santi e peccatori, salici piangenti e querce secolari. 
Personaggi in cerca d'autore
persi dietro un autore
in continua, 
perenne, 
ricerca di personaggi. 
Venghino, 
signore e signori,
venghino. 
Un nuovo spettacolo
va a incominciar! 

P.C. 01/25

giovedì 7 maggio 2026

Arcobaleno


Arcobaleno
Affamato di colori, 
mordo l'azzurro per ritrovare il cielo, 
azzanno il rosso per risvegliare il cuore, 
succhio il verde per cingermi d'erba, 
m'imbevo di giallo per inondarmi di sole, 
m'imbratto di nero per annunciare la notte, m'innaffio d'argento per danzar con la luna. 
Divoro colori su colori
affinché, 
in me, 
l'arcobaleno s'espanda.

P.C. 03/25

sabato 2 maggio 2026

Tra ombre, dimenticati sogni e spicchi di cielo

 
Notte stellata di Vincent Van Gogh



Ombre
Accade in giorni qualsiasi,
ti scende addosso
una cupa malinconia, 
un sordo rumore
d'incrinatura,
uno spleen che s'affaccia
e ti scuote.
E non sai perchè, 
e non sai cos'è. 
Senti solo l'ombra
che avvolge, 
l'ombra che chiama.
E tu, 
senti solo d'esser
un'ombra che cammina. 

Dimenticati sogni
Ho appoggiato l'orecchio a terra
per ascoltare il passo
che, con incedere lento, 
si avvicina.
Sembra incerto, 
claudicante, 
come se ogni avanzare
fosse compiuto 
con immane sforzo. 
Mi sembra di conoscerlo, 
ha un ritmo che smuove ricordi, 
sento brusii
che mi titillano il cuore. 
È come un vento lento
che racconta desideri, 
dimenticati sogni, 
lava che, placidamente, ribolle
nella lenta attesa 
dell'eruzione. 
Chi è? Cos'è? 
È qualcosa che scava
per tornare in superficie, 
per ritrovare la strada di casa, 
per agguantare di nuovo 
un alfabeto lasciato indietro. 
È l'amore che urla
per esser liberato. 


Spicchi di cielo
Sbarre, 
maledette sbarre,
incise nella tua pelle, 
avvinghiate ai tuoi pensieri. 
Non hai alibi, 
non hai fughe, 
l'ora d'aria
si restringe sempre più. 
Il circolo vizioso
vorticosamente gira
mentre tu
lasci indietro
pezzi di te. 
Ogni piccolo passo avanti
annega nella palude
dei tuoi fallimenti, 
sentendoti un Ulisse 
senza nessun Itaca
dove tornare. 
Troppo spesso
le tessere del tuo mosaico
vengono sparpagliate
da tempeste di parole,
e come la scimmietta
della saggezza
cerchi di non sentirle. 

Eppure, 
talvolta, 
in mezzo a questa baraonda, 
spicchi di cielo
si infilano
tra le sbarre
irrorandoti
di speranza.

P.C. 01/01/25

venerdì 1 maggio 2026

Concerti Vagabondi

Nella strada percorsa nel mio vagabondare
sono stato a concerti che mi hanno dato letizia, chi più chi meno, ma comunque letizia.


Frank zappa, Clash, Lou Reed, Patty Smith, Francesco Guccini, Gianfranco Manfredi e Ricki Gianko, Francesco De Gregori, Gianna Nannini, Pino Daniele, Enzo Jannacci, Paolo Pietrangeli, Claudio Lolli, Intillimani, Liftiba, 
vari concerti del 1⁰ maggio. 

La musica è una compagna immancabile
di una vita piena, e partecipare ai concerti
ascoltando gli artisti dal vivo ne arricchisce i colori.
Peccato per quei concerti di artisti che avrei voluto ascoltare ed ormai è  troppo tardi per farlo perché non ci sono più.
Così è la vita.

giovedì 23 aprile 2026

Voglio

illustrazione di Caza


Voglio
Cosa vuoi? 
Voglio Dio, 
qui, 
davanti a me, 
che mi spieghi il perché. 
Voglio la fiammella 
che illumini il buio
e mi dia sapienza, 
voglio il lento passo
del bradipo
che assimila i suoni, 
voglio il respiro caldo
dell'amore appena colto, 
voglio quella musica, 
proprio quella musica, 
che fecondi l'aria, 
voglio centellinare le parole
per dire solo ciò che va detto, 
voglio innaffiare il seme della ribellione
e sentire in me il soffio della rivoluzione, 
voglio ritornare
dove non sono stato mai, 
voglio imparare a surfare
tra imprevisti e probabilità, 
voglio risentire, 
anche se solo per una volta, 
la voce di mia madre, 
voglio perdere tutte le verità 
che ho in tasca
per riabbracciare l'innocenza. 

Cosa vuoi? 
Voglio Dio, 
qui, 
davanti a me, 
e anche se non esiste, 
e anche se non mi spiega il perché, 
dirgli grazie
per tutte le mie note stonate, 
per tutte le mie note intonate. 

P.C. 02/25

mercoledì 22 aprile 2026

I due Parker

Un cognome che unisce due personaggi dei comics a cui sono legato.

Uno è Peter Parker ovvero l'Uomo Ragno mi ha accompagnato negli anni della prima adolescenza e le sue storie del periodo d'oro di Stan Lee e John Romita
mi hanno regalato  un piacere agli occhi e una curiosità per quest'adolescente poco più grande di me con tanti problemi e tanta responsabilità. Ho seguito con lui la storia d'amore con Gwen e ho sofferto con lui la sua tragica fine.
E ricordo con piacere quando in edicola compravo il fumetto appena uscito e la prima cosa che andavo a vedere era l'immagine della prossima uscita per scoprire i nuovi nemici.
Il Peter Parker di "Grandi poteri e grandi responsabilità."



L'altro è Ken Parker di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, l'ho cominciato a seguire dal suo primo numero nel 1977 e l'ho seguito in tutte le sue vicissitudini editoriali fino alla sua amara fine.
Uno spirito libero che percorre il West con grandi ideali e con un grande cuore, le sue storie hanno contribuito alla mia crescita accompagnandomi negli anni della mia gioventù insegnandomi tanto.

Due amici di carta con un cognome comune.

venerdì 17 aprile 2026

Lampi


Lampi
Stilla per stilla, 
ne assorbi l'essenza,
ne gusti la fragranza,
dalla loro bellezza ti lasci inondare, 
ne ascolti il canto, 
te ne prendi cura.
E lentamente, 
con amore,
da questi lampi
di illuminazione
ti lasci cullare. 

P.C. 01/01/25

mercoledì 15 aprile 2026

Parole di Dario Fo

Dario Fo
 
Sangiano, 24/03/1926
Milano, 13/10/2016
 
Attore, drammaturgo, regista, scrittore, autore, pittore,scenografo, attivista e comico italiano.
Vincitore nel 1997 del Premio Nobel per la letteratura.



Il riso è sacro. Quando il bambino fa la prima risata è una festa.

L'Uomo senza idee, come diceva Voltaire, 
è un imbecille. 

La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia. 

In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un pó le teste.

Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere,interpretare verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere.

mercoledì 8 aprile 2026

Tra Gioventù e Inchini


Gioventù 
Mani inzuppate di ideologia
piene di speranze ed Illusioni, 
figlie dei miei vent'anni
e delle mie passioni.
Voce tremolante
che diviene tonante, 
amori inventati, amori assoluti, 
sangue che ribolle, sangue che si ribella, 
buchi assassini in pelle leopardata, 
innanzi ai 4 fiumi il tuo destino 
in occhi che sai amerai
campanelli che suonano, 
porte che si aprono, 
porte che si chiudono, 
fuoco che segna, 
fuoco che insegna, 
divisa che graffia tra spiriti e fumo,  
confini che si attraversano 
ma poi torni indietro
con la sconfitta in tasca 
e un futuro vincente, 
baci argentini e sesso senza libera uscita 
con l'alcool in gola e prigione nel cuore,
grandi amicizie tra viaggi, parole e risate, 
e giravolte con la donna dagli occhi diversi
tra i nostri corpi che si uniscono
ed esplodono, 
le primi avvisaglie di malattie che annunciano temporali più devastanti, 
l'amore agognato, l'amore acciuffato
che ti dà l'estasi e poi l'abbandono, 
mentre s'ode nell'aria il cupo rimbombo della morte che arriva. 

Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia... 
Quanto può esser dolente gioventù.

P.C. 01/2025

Inchini
M'inchino, 
allo scintillio 
che m'invade
quando le mani accordo. 

M'inchino, 
al dubbio 
che quando m'assale
dona libertà. 

M'inchino, 
alla passione
che svela
i miei misteri. 

M'inchino, 
al silenzio
che ripulisce
il mio cammino. 

Mi inchino, 
alla pazienza
che mi fa trattenere il respiro
finché la tempesta passi. 

M'inchino, 
all'empatia
che abbraccia
e scaccia l'indifferenza. 

M'inchino, 
ai miei amori
che indirizzano
la via. 

M'inchino 
ai no, 
ai si, 
ai perchè, 
ai tanti ma, 
ai tanti se, 
e al tempo, 
l'implacabile tempo, 
che fa cadere le tue foglie
e le rinnova. 

P. C. 01/2025


lunedì 30 marzo 2026

Io non sono un poeta

illustrazione di Caza

Io non sono un poeta
Io non sono un poeta
sono un pescatore di perle
o di pungenti spine,
affondo e risalgo
inseguendo le maree,
scivolo sugli scogli, 
mi aggrappo per non cadere
e ogni tanto mi tuffo
dimentico del salvagente. 

Io non sono un poeta
raccolgo parole
sospinte dal vento, 
le prendo, le mastico
ne faccio tesoro, 
a volte ne sento il tintinnio, 
altre volte il rumore stridente.

Io non sono un poeta
annuso punti, virgole, 
punti interrogativi o esclamativi, 
cerco parentesi, pause, 
giocando con lettere e segni
inseguo la scia degli arcobaleni.

Io non sono un poeta
ma un albero di pesco
con i suoi copiosi rami, 
pieno di frutti
saporiti o acri, 
maturi o marci, 
alcuni pronti ad essere colti, 
altri ancora acerbi, 
troppi o troppo pochi
negli occhi di chi guarda, 
come se tutto ciò avesse importanza. 

Io non sono un poeta
vagabondo è il mio nome
cerco ristoro lungo strade insidiose
m'arrampico su invisibili nebbie
guardando dietro l'angolo, 
alzo gli occhi al cielo
e vedo stelle che non esistono. 

Io non sono un poeta
colleziono tatuaggi
ne ho di varie forme e colore
alcuni mi attraversano come fiumi di fuoco,
altri raccontano le vie dell'amore,
alcuni allegri come il sorriso di un bimbo, 
altri strazianti
come sussurri di anime dolenti. 
Bella e terribile 
è la mia collezione di tatuaggi. 

Io non sono un poeta
sono un uomo mascherato
che di esserlo sa, 
scivolando sulle contraddizioni
mi spoglio o mi vesto, 
senza remore, 
e vago, 
cercando un centro
dove tutto possa gravitare.

Io non sono un poeta
sono un musico da strapazzo
trovo note che non sapevo d'avere
la mia musica non ha confini
vola al di là del tempo
e dei ricordi
per tornare dove è sempre stata, 
negli occhi del fanciullo 
che non sono piú. 

Io non sono un poeta
sono un eremita con la testa nel caos
anelo il silenzio
ma mi circordo di parole, 
vorrei immergermi nell'infinito
ma la realtà bussa alla mia porta, 
vorrei indossare ali variopinte
per perdermi nell'azzurro
ma le mie radici sono le pulsanti vene
che danno linfa al mio cuore. 

Io non sono un poeta
m'imbevo di sogni, 
li tiro, li allungo
li vado a cercare, 
come in uno specchio distorto
ne seguo il percorso, 
mi perdo, 
e talvolta, 
mi ritrovo. 

Io non sono un poeta
poiché la poesia è ovunque, 
poiché la poesia è in nessuna parte.

P.C. 06/2025

venerdì 27 marzo 2026

Nella mia biblioteca: Watchmen

Nella mia biblioteca: Fumetti

Watchmen
di Alan Moore e Dave Gibson

L'opera che ha dato uno sguardo nuovo 
ai Comics con i supereroi