Il giudice
Mi arrampico sugli specchi
cercando alibi
che abbiano un senso.
Ne invento di nuovi,
ne rispolvero di vecchi,
balbetto accampando scuse,
scalpito svicolando tra le accuse.
I se sparsi sul mio cammino
sono logorati dal tempo,
stridono di falsità
e d'ipocrisia.
Gli errori sotterrati
sotto cumuli di parole
brontolano sempre più forte
anche se fingo di non sentirli.
Scorie di una vita vissuta a metà
intasano i pensieri
oscurando il futuro.
Le scelte fatte chiedono il conto
illuminando di rimpianti
paesaggi incompiuti.
Il giudice mi guarda,
mi scruta,
sorridendo della paura che mi incute.
Pieno fino all'orlo di dubbi
cerco negli occhi del giudice
salvezze che non esistono,
improbabili vie di fuga.
I suoi occhi li conosco,
il suo cuore lo conosco,
conosco ogni suo singolo respiro,
ogni sua virgola ed ogni suo punto esclamativo.
Perchè ho i suoi stessi occhi,
il suo stesso cuore,
il suo stesso respiro,
le sue stesse virgole
e i suoi stessi punti esclamativi.
P.C. 01/25
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