Lucio Fontana
La Tela
Perso dentro le mie fragilità
mi trastullo nel compatirmi.
È così facile oziare
nella commiserazione,
riempirsi i pensieri
di rimproveri
e ipotesi.
Figli di errori
e intuizioni
barcolliamo
in questa farsa
con il finale già scritto,
intrappolati da molteplici maschere
ridicole e logore.
Lo schizzo geniale s'è perso
e la tela è poggiata a terra,
invischiata tra
l'ovvio e il trantran.
Serve la ramazza
che tolga ragnatele,
scorie di vita,
cicatrici,
ripulire il pennello,
ritrovare i colori
e, insieme a un pizzico di follia,
ricominciare a dipingere.
Dardi
Dardi avvelenati,
alcuni impossibili da evitare,
altri che arrivano
da dove non t'aspetti.
Ti entrano in testa
e ti infettano il futuro,
hanno la potenza
di aprirti gli occhi
dandoti nuove visioni.
Ti strappano il cuore,
deviando la tua strada
alla ricerca di un nuovo centro,
un nuovo orizzonte
da disegnare.
Sono maestri inconsapevoli,
che non avresti voluto incontrare,
severi e implacabili,
dalla voce poderosa
che non puoi non ascoltare.
Sono morti
col sapore di vita,
cicatrici che tatuano l'anima,
messaggi alla tua presunzione,
ai piedistalli che ti sei creato.
Dardi avvelenati
che non puoi dimenticare,
pulsano nei ricordi,
tracciano strade che prudono,
che ti fanno cadere
e poi risalire.
E tu,
forgiato nel fuoco,
risorgi.
Brucia!
Brucia!
Attizza la brace per rinvigorire il talento,
soffia sul fuoco delle tue passioni,
infiamma l'invisibile per rivelarlo,
incendia i tuoi dogmi per farli svanire.
Brucia l'architrave che ti credi d'essere,
le tue paure e le tue banalità.
Afferra il tizzone acceso e dai luce
al buio che ti opprime.
Brucia!
Brucia i tradimenti e i segreti nell'armadio,
Brucia le frasi incise nella carne e nei pensieri,
Brucia le cime e le radici,
le sconfitte e le vittorie,
Brucia le spirali a cui ti avviti,
Brucia i giudizi tuoi e degli altri,
Brucia le tue morti e le tue resurrezioni.
Brucia Dio e rendilo uomo.
P.C. 01/25
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