Rughe,
rughe ovunque,
scavate come sentieri infiniti.
Alcune terribili,
altre lievi,
altre ancora
invisibili.
Segni di vita
di usurati tempi,
alterati volti
in mutate essenze.
Cammini cangianti,
trasfigurati amori
e il passo si fa lento
in questo tappeto
di foglie ingiallite.
La Palude
Falso e vero,
te ne cibi,
li assorbi
e non sai più
dove finisce l'uno,
dove inizia l'altro.
Credi in false verità,
ami bugie variopinte,
nascondi il vero non gradito,
ti fai lusingare da parole
che sai doppie,
ti infili in trappole
lampanti.
La verità urla,
non vuoi sentirla,
e ti fai schermo
dei tuoi limiti,
delle tue debolezze.
Ehi, uomo!
Quanto ti vedi saggio
mentre scivoli
nella palude
dei tuoi fallimenti?
Il faro
Com'è facile
abbeverarsi alla fonte infuocata
dove la furia alberga.
Lasciare che il rosso cavaliere
invada la mente
e comandi le gesta.
Canti che non vuoi ascoltare
si presentano,
danno ritmo a giorni ordinari
pieni di trappole e di silenzi.
Amari tempi
quando le rive si allontano
e il ponte che le unisce
scricchiola
e s'assottiglia.
Sprazzi di bellezza appaiono
ed in un balenio
scompaiono,
sorrisi complici
s'incagliano tra parole spinose,
mentre l'affinità elettiva
sa solo di ricordo.
Eppure,
in questi tempi smarriti
dove la salita si fa più ardua,
nel buio della notte
vedo ancora
la fioca luce del faro
che indica la rotta.
P. C. 11/24
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