venerdì 20 dicembre 2024

ricordi di bambino: il palazzo abbandonato, il tunnel e le case ormai scomparse.


Come scritto in un post precedente ci eravamo trasferiti al travertino, una zona di Roma, in una via chiusa dove vivevamo come se fossimo in un piccolo paesino.
Erano gli anni 60 e io avevo 6 anni. 
Vivevamo in un terreno dei miei nonni dove c'erano tante case abitate per lo più da parenti e noi vivevamo in una piccola casetta  non troppo distante da un palazzo di 2 piani in cui il pianterreno era completamente abbandonato.
Per noi bambini era un luogo del mistero che ci faceva un po' paura, c'era un arco all'ingresso senza portone e ci sfidavamo tra di noi per chi fosse più coraggioso nell'entrare e arrivare il più dentro possibile. I nostri genitori ci sgridavano perché non volevano che entrassimo lì perché tra il buio, le cose ammassate e abbandonate e gli eventuali topi, il rischio di farsi male era elevato.
Ricordo il buio in fondo a quel corridoio e si intravedeva sulla sinistra una stanza che si collegava ad altre stanze ancora. 

Si narrava che ad un certo punto si poteva entrare in un tunnel sotterraneo che avrebbe portato fino al parco della Caffarella, distante da lì almeno un chilometro e che era stato usato dai partigiani per sfuggire o  per colpire i tedeschi. Eravamo troppo piccoli per verificare se questo era vero.
Andai via dal Travertino quando avevo 10 anni e ovviamente ci tornai verso i 20 per andare a vedere se questo passaggio esisteva davvero. 
Con un amico, e con una torcia, entrammo nel palazzo e facendo attenzione ci dirigemmo verso la prima stanza a sinistra, c'era un'altra stanza e disordine ovunque, un'altra stanza ancora sempre con roba accatastata ovunque e infine trovammo il famoso ingresso per il tunnel. Era fatto di mattoni, il pavimento era di terra e in altezza arrivava poco sopra le nostre teste mentre in larghezza era almeno due metri, c'incamminammo per altri cinquanta metri e poi il tunnel deviava sulla destra. Sembrava di stare in un altro mondo per il silenzio e per come era costruito perfettamente.
La luce della torcia illuminava il paesaggio e noi camminavamo spediti e curiosi di vedere se arrivava veramente alla Caffarella... ma purtroppo ad un certo punto ci trovammo davanti solo terra che aveva invaso il tunnel e bloccava la strada, per cui non potemmo far altro che tornare sui nostri passi.
Peró almeno avevo scoperto che il tunnel esisteva. 

Purtroppo ora non c'è più nulla. La via dove vivevo da bambino è stata espropriata dal comune di Roma per i lavori di costruzione della metropolitana 
e la casetta dove vivevamo, il palazzetto abbandonato, tutte le case compresa quella di mia nonna sono state coperte da tonnellate di terra per ripianare la strada e tutto è ormai scomparso. 
Troppa terra sui miei ricordi, un vero peccato. 
C'era un orto in fondo alla strada, un albero di fichi gigantesco, la casa di mia nonna che era la più grande di tutti, là mia madre e mio padre avevano vissuto appena sposati per qualche anno, adattandosi a stare all'ingresso mentre i nonni paterni abitavano nel resto della casa. 
Ricordo che mi faceva un po' timore ad entrare nell'ultima stanza, la camera da letto dei miei nonni, perché sul comó c'era 
una teca che conteneva la statua di San Sebastiano trafitto dalle frecce dalle cui ferite c'era il sangue che sgorgava. 
Per me bambino sembrava sangue vero e vederlo mi dava disagio. 
C'era un fontanone di fronte alla casetta dove noi abitavamo dove si prendeva l'acqua da bere e dove si lavavano i panni a mano, là su un lungo gradino di marmo all'ingresso era impressa un impronta di un zoccolo di cavallo che, ci raccantavano, fosse sfuggito a dei zingari che si erano accampati  vicino a dove vivevamo e che imbizzarrito avevo colpito con forza quel gradino per poi scappare.
Subito accanto il bagno alla turca dove chi non aveva il bagno in casa poteva andare per espletare i propri bisogni, me lo ricordo come un incubo. 
Ma soprattutto c'era un grande spiazzo dove noi bambini giocavamo spensierati. 
Erano tempi felici in un posto che ormai è scomparso. 
Purtroppo succede. 
Era una via con una lunga storia, un terreno posseduto dalla famiglia di mia nonna da chissà quanto, dove era nato mio padre e i suoi fratelli, dove avevano vissuto i miei nonni fino alla loro fine 
e dove io ho vissuto parte della mia infanzia. 
Tutto scomparso sotto tonnellate di terra. 
C'est la vie. 

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